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Tuesday, September 2, 2014
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Centro Congressi CUOA

Il Centro Congressi della Fondazione CUOA è un moderno e qualificato conference center, ospitato nella settecentesca Villa Valmarana Morosini, magnifico complesso architettonico situato ad Altavilla Vicentina, a 5 km da Vicenza, nella suggestiva cornice dei Colli Berici.

Grazie alla versatilità della sua struttura, il Centro Congressi CUOA è la sede ideale per riunioni di lavoro, meetings e convegni piccoli o grandi.
Tra i motivi che inducono i nostri ospiti a prediligere il Centro Congressi CUOA sono da ricordare la comodità di accesso alla sede, grazie alla vicinanza degli aeroporti Marco Polo di Venezia e Catullo di Verona, dell’autostrada MI-VE e della stazione ferroviaria di Vicenza, e il prestigio conferito dalla presenza all’interno della Villa della Fondazione CUOA, una delle più prestigiose business school d'Italia, che opera dal 1957 a livello nazionale e internazionale.

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Villa Valmarana Morosini - Storia

 Villa Valmarana Morosini è una villa veneta che sorge nel Comune di Altavilla Vicentina, in Provincia di Vicenza.
La sua realizzazione fu opera dell’architetto Francesco Muttoni nel 1724 per volere del conte Benedetto Valmarana.

La villa veneta è una tipologia di residenza patrizia fondata dalla nobiltà della Repubblica di Venezia e sviluppatasi nelle aree agricole dei Domini di Terraferma tra la fine del XV secolo e il XIX secolo. In questo arco temporale furono realizzate più di cinquemila ville venete, molte delle quali sono ancora conservate e tutelate dall'Istituto Regionale Ville Venete; le zone attualmente interessate dalla presenza di questi edifici sono l'intera Regione Veneto e alcune pianure del Friuli Venezia Giulia.

Villa Valmarana Morosini venne costruita su un fondo vecchio “domenicale” (padronale). Dagli atti catastali del 1550 figura che Prospero Valmarana acquisì una "casa in cantarana"; tale casa è da riconoscersi nella futura Villa Morosini. Per atti ereditari, dal momento che la sorella Valmarana sposò un Morosini, la proprietà passò appunto alla famiglia Morosini. Quest’ultimo fece affrescare il proprio stemma per coprire l’iscrizione eseguita da Benedetto Valmarana sulla volta del salone.

La villa ebbe vari cambi di proprietà fino al XX secolo.
Nel 1910 era proprietaria la famiglia Emiliani.
Durante la prima guerra mondiale venne confiscata dagli alti comandi ed adibita a deposito di munizioni, ricevendone danni notevoli.
Nel 1917 venne ceduta al Comune di Altavilla, che l’adibì via via a municipio e a scuola elementare.
Durante la seconda guerra mondiale venne requisita dalle forze alleate, per mantenere poi l’uso di municipio.
Divenne di proprietà dell’Accademia Olimpica, che sostenne le spese per il restauro allo scopo di destinarla ad iniziative culturali.
Dall’ottobre 1980 è sede della Fondazione CUOA (Centro Universitario di Organizzazione Aziendale) con l’annesso College (1984).

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Cenni di architettura*

"Dall'autostrada tra Montecchio e Vicenza si ha modo di ammirare a sinistra e quasi sotto un colle boscoso, una villa imponente: è quella dei Valmarana, che, se si percorre la lunga sinuosa borgata del paese, ad un tratto si vede grandeggiare altissima sulle basse case attorno. Una delle più grandiose del Veneto - anche se incompleta nella facciata anteriore - fu costruita dal conte Benedetto Valmarana nel 1724 per l'opera dell'architetto Francesco Muttoni.
L'artista pensò di suddividere la facciata anteriore in tre settori nettamente distinti: il centrale, le ali, gli emicicli. Nel robusto episodio mediano, dai quattro pilastri bugnati di base egli eleva altrettante semicolonne joniche, sulle quali imposta una trabeazione continua; questa, a sua volta, è base allo zoccolo, pure continuo, donde scattano i piedistalli delle quattro semicolonne corinzie, poste a sostenere il frontone triangolare.
A raccordare il frontone, vertice supremo dell'intera fabbrica, con i due settori contigui più bassi, sono due volute, addossate a pareti cieche dal profilo obliquo a guisa degli spioventi delle navate laterali di una chiesa, che attribuiscono all'edificio un aspetto singolare, a mezza via tra il sacro e il profano.
Lo stacco tra corpo centrale e ali è duro e repentino.
A sinistra, l'emiciclo si compone di cinque archi inseriti in strutture trabeate, nelle quali ricompare quella dissociazione compositiva che il Muttoni poté apprendere dallo Scamozzi, o dal più ligio divulgatore dei suoi modi nella Vicenza del Seicento: Antonio Pizzocaro.
Si può affermare però che l'episodio architettonico più rilevante della villa si era presentato dalle scuderie, a pianta lievemente trapezoidale (5). Qui il Muttoni crea tre settori spaziali, simili a tre navate, che divide con coppie di colonne reggenti archi a pieno centro. Copre lo spazio mediano, assai più largo dei laterali, con un alto soffitto adorno di fasce e di stucchi, mentre divide i due laterali in tre entità spaziali, dando ad esse andamento normale alla "navata" mediana: e ognuna di tali entità copre con soffitto a botte, d'ampiezza pari a quella degli archi. Questi insistono su coppie di colonne corinzie, discretamente distanziate, formando una sequenza di serliane concatenate e in parte sovrapponentisi, essendo la struttura trabeata dell'una sfruttata dalle due adiacenti."

* Di Renato Cevese - Tratto da "Ville della provincia di Vicenza", Ed. Rusconi

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