"Dall'autostrada tra Montecchio e Vicenza si ha modo di ammirare a sinistra e quasi sotto un colle boscoso, una villa imponente: è quella dei Valmarana, che, se si percorre la lunga sinuosa borgata del paese, ad un tratto si vede grandeggiare altissima sulle basse case attorno. Una delle più grandiose del Veneto - anche se incompleta nella facciata anteriore - fu costruita dal conte Benedetto Valmarana nel 1724 per l'opera dell'architetto Francesco Muttoni.
L'artista pensò di suddividere la facciata anteriore in tre settori nettamente distinti: il centrale, le ali, gli emicicli. Nel robusto episodio mediano, dai quattro pilastri bugnati di base egli eleva altrettante semicolonne joniche, sulle quali imposta una trabeazione continua; questa, a sua volta, è base allo zoccolo, pure continuo, donde scattano i piedistalli delle quattro semicolonne corinzie, poste a sostenere il frontone triangolare.
A raccordare il frontone, vertice supremo dell'intera fabbrica, con i due settori contigui più bassi, sono due volute, addossate a pareti cieche dal profilo obliquo a guisa degli spioventi delle navate laterali di una chiesa, che attribuiscono all'edificio un aspetto singolare, a mezza via tra il sacro e il profano.
Lo stacco tra corpo centrale e ali è duro e repentino.
A sinistra, l'emiciclo si compone di cinque archi inseriti in strutture trabeate, nelle quali ricompare quella dissociazione compositiva che il Muttoni poté apprendere dallo Scamozzi, o dal più ligio divulgatore dei suoi modi nella Vicenza del Seicento: Antonio Pizzocaro.
Si può affermare però che l'episodio architettonico più rilevante della villa si era presentato dalle scuderie, a pianta lievemente trapezoidale (5). Qui il Muttoni crea tre settori spaziali, simili a tre navate, che divide con coppie di colonne reggenti archi a pieno centro. Copre lo spazio mediano, assai più largo dei laterali, con un alto soffitto adorno di fasce e di stucchi, mentre divide i due laterali in tre entità spaziali, dando ad esse andamento normale alla "navata" mediana: e ognuna di tali entità copre con soffitto a botte, d'ampiezza pari a quella degli archi. Questi insistono su coppie di colonne corinzie, discretamente distanziate, formando una sequenza di serliane concatenate e in parte sovrapponentisi, essendo la struttura trabeata dell'una sfruttata dalle due adiacenti."
* Di Renato Cevese - Tratto da "Ville della provincia di Vicenza", Ed. Rusconi